La sofferenza come modo di apprendimento

Comincio questo post con un affermazione molto forte, che ormai considero quasi un’assunzione: la nostra vita ci è data per imparare.

Vorrei innanzitutto differenziare quali sono le vie da quali sono i modi di apprendimento.

Esistono varie vie per apprendere. Infatti fin da bambini impariamo per similitudine, copiando i comportamenti degli adulti e degli altri bambini.

Poi frequentiamo la scuola dove ci vengono fornite informazioni in vari campi, che dobbiamo capire e memorizzare.

Nel corso della vita impariamo anche in base alle varie vicissitudini che ci accadono: nelle nostre esperienze apprendiamo tramite il confronto con le altre persone, ed anche tramite la semplice osservazione dell’accadimento.

Esistono molteplici vie di apprendimento, che variano a seconda degli accadimento e del contesto in cui si vive, difficilmente (almeno per me) classificabili in maniera completa.

Quello che invece sto cominciando a intuire, e che vorrei quindi condividere con voi, è che per ognuna di queste vie, esistono diversi modi di apprendere.

Credo che fondamentalmente esistano l’interesse spontaneo, la convenienza e la sofferenza.

L’interesse spontaneo si ha quando cerchiamo informazioni su qualche cosa che ci interessa, e quindi apriamo la nostra mente al fine di apprendere tutto il possibile.

Questo caso si applica ad esempio nei passatempo, negli hobby, dove si tende a diventare addirittura esperti in materie anche non necessarie alla nostra sopravvivenza, ma che semplicemente ci appassionano.

La convenienza invece ci permette di apprendere quando ci permette di soddisfare un bisogno, od una necessità, quindi quando l’argomento studiato non è un semplice interesse.

Noto anche che in questo secondo modo si tende ad apprendere solo il giusto, solo quanto necessario, e si diventa esperti solo in caso di specifica necessità-

L’opinione che mi sono fatto è che questo caso si può applicare ad esempio alla scuola, al lavoro, dove abbiamo la necessità di avanzare con gli studi, o di guadagnarci da vivere.

Ma vale anche per tutte quelle condizioni umane in cui è necessaria la sopravvivenza. Tante volte mi è capitato di conoscere persone analfabete, o quasi, che sono invece esperte di lavori manuali.

Quando invece manca l’interesse, ed anche la convenienza, l’apprendimento si ferma, salvo che non venga introdotta la sofferenza.

Molte volte ho sentito persone che dicevano ‘non mi interessa questo argomento’, ‘cosa mi viene in tasca se mi interesso di questa materia?’, ed ancora ‘so quello che mi serve‘.

L’unico modo per schiodarci da questa condizione è la sofferenza.

Per sofferenza intendo sia quella propriamente fisica, ma anche quella mentale.

Questo è il modo a mio giudizio più diffuso, ed anche il più abusato. Viene infatti usato dove i modi precedenti hanno fallito, ma spesso senza cercarne alternative all’interno.

Ad esempio la scuola cerca di suscitare il nostro interesse attraverso l’insegnamento di materie che fanno parte della vita di tutti i giorni, ed offrendo specializzazioni vicine ai nostri interessi e talenti.

Cerca inoltre di indirizzarci verso un lavoro, verso un premio (borsa di studio o quant’altro) creando quindi una condizione di convenienza per l’apprendimento.

Però poi all’interno del percorso didattico, quando i primi due modi hanno fallito nel suscitare interesse e partecipazione, si fa leva sui voti, sulle valutazioni, e così anche sulle famiglie per promuovere azioni coercitive verso gli studenti che non apprendono.

Questi modi si rifanno appunto a creare una qualche sofferenza, attraverso la punizione diretta (bocciatura) od indiretta (punizione dei genitori, aziende che assumo solo chi ha voti elevati) verso chi non apprende.

Pur essendo il più diffuso ed applicato credo che utilizzare il modo della sofferenza per indurre l’apprendimento costituisca una soluzione sbrigativa e di comodo, e comunque non sempre efficace.

Ritengo invece che si debba cercare in tutti i modi di trovare delle soluzioni, delle nuove idee, per tornare ai modi precedenti, in particolare all’apprendimento suscitando interesse.

Porto ad esempio un caso di cui sono venuto a conoscenza qualche anno fa, dove in una scuola americana, locata in uno dei quartieri più poveri e problematici della città, un professore è riuscito a recuperare alcune classi, che dai suoi colleghi erano state considerate ‘senza speranza’, attraverso il coinvolgimento in attività apparentemente ludiche e alla responsabilizzazione dei singoli studenti.

Anche noi dovremmo in prima persona cercare di lavorare in tal senso, ognuno nel proprio ambito, sia personale che lavorativo, ed anche nelle relazioni con gli altri, per fare in modo di creare interesse e non convenienza e sofferenza.

Una particolare eccezione deve invece essere fatta se pensiamo all’aspetto religioso, infatti collegandomi all’assunzione iniziale (la nostra vita ci è data per imparare) ritengo che in quel caso la possibilità di azione sia più limitata.

Penso infatti al concetto Cattolico di ‘libero arbitrio’, o più trasversalmente in quasi tutte le religioni monoteistiche, di uguaglianza tra tutti gli essere umani: qui infatti l’utilizzo dei modi di interesse e convenienza, verso le persone che sono restie all’apprendimento, potrebbe facilmente essere interpretato come favoritismi della divinità verso la persona interessata.

Caso diverso sono certe forme di autoapprendimento basato sulla sofferenza, cioè l’autoimporsi della sofferenza fisica al fine di compensare mancati apprendimenti.

Ad esempio le autoflagellazioni che si imponevano alcuni religiosi al fine di compensare i peccati. Peccati che rappresentano il mancato apprendimento delle regole divine.

Infatti in questo caso è mia opinione che non è Dio che in prima persona richiede questa sofferenza, ma un malinteso sull’interpretazione dei testi sacri, che viene utilizzato come scorciatoia per compensare il mancato apprendimento, senza peraltro aiutare l’apprendimento nella maggior parte dei casi.

Il meccanismo infatti diventa: pecco –> compenso con un dolore fisico, la volta successiva ripeto la procedura…

Credo che invece Dio, come un qualsiasi buon genitore, sia in qualche modo costretto a utilizzare la via della sofferenza per facilitare il nostro apprendimento, scegliendo bene i modi e restando però al nostro fianco durante tutto il periodo di sofferenza, soffrendo con noi.

Questo tipo di esperienza la facciamo tutti, ad esempio quando un nostro caro ci abbandona, ma essendone coscienti ne trarremmo maggior efficacia.

Concludo dicendo che su questo ultimo aspetto ci sono ancora molte altre parole da spendere, e che a voi piacendo scriverò un ulteriore post in un prossimo futuro.

Grazie dell’attenzione ed attendo graditi commenti.

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Padre Nostro

La nostra vita è un viaggio alla scoperta di noi stessi, per questo Dio si nasconde ai nostri occhi, soprattutto a quelli di coloro che non lo vogliono vedere.
Infatti non deve intervenire in modo diretto e soprattutto riconoscibile, sia per non fare torto ai nostri fratelli, sia per dare compimento alla nostra esperienza terrena.
Per chi la vuole vedere la sua presenza è invece evidente e costante, ma non scontata.
La scorsa settimana due piccoli eventi mi hanno fatto intuire, ovviamente per quanto la natura umana consente, quale amore Dio prova per noi, i suoi figli.
Il primo è stato il compleanno di mio figlio, al quale per motivi si lavoro non ho potuto partecipare, questo mi è pesato molto perché essendo lontano ho potuto vivere solo parzialmente questo momento cosi importante pe un ragazzino di 11 anni. Credo che sia una sensazione simile a quella che prova Dio nei nostri confronti: tanta tanta voglia di abbracciarci ma la distanza non lo permette, tanta voglia di fare regali immensi ma poi ci si limita a quanto possibile.
Anche lui da lassù deve rispettare il libero arbitrio e nella gioia e nel dolore ci sta vicino ma fa il possibile perché dobbiamo fare un viaggio per noi stessi e lui non può rovinarcelo.
L’altro fatto e’ capitato qualche giorno.prima ma l’ho collegato solo dopo al compleanno.
Un prete mio amico, che ha fondato una fraternità per l’accoglienza dei bambini e ragazzi di strada in Romania, mi raccontava del suo stupore perché un giorno era in difficoltà e calcolando quanto mangiare sarebbe servito per sfamare la fraternità e gli ospiti aveva realizzato che il cibo sarebbe presto terminato.
Lo stesso giorno lo chiamò un suo amico padrone di una fabbrica di pasta e gli disse che aveva alcuni bancali che gli avanzavano. Che efficienza la Provvidenza.
Io sono convinto che sono queste le eccezioni che piacciono al nostro Padre: aiutare chi se lo merita senza farsi riconoscere dal grande pubblico, quindi quando ne ha la possibilità, come un genitore premuroso, non si trattiene e interviene.
Saluti

Grazie Papa Francesco per la tua chiarezza, pubblicato il 16 Gennaio 2015

Riporto di seguito una nota scritta a quattro mani con mia moglie su papa Francesco.

Ieri il Papa ha finalmente riassunto con parole semplici ed efficaci quale è la verità che i media finora ci avevano offuscato.

Le parole sono così chiare ed efficaci che ora tutti stanno cercando di manipolarle per snaturarle.

Ci riferiamo infatti all’esempio che ha fatto durante la confernza stampa in aereo sulla vicenda del massacro di Charlie Hebdo:

Video

I vari telegiornali hanno iniziato a dire velatamente che questa frase ‘potrebbe’ (il potere delle parole: dico e non dico ed intanto il messaggio passa) giustificare la violenza quando si toccano le religioni.

Ovviamente non è così, ma è quello che i pochi padroni dell’informazione vogliono che pensiamo e quindi ci ripeteranno in modo sincronizzato.

Pochi, non lo scriviamo noi, ma loro stessi nel link riportato di seguito dove si vede chiaramente chi ha i magggiori profitti e chi controlla l’informazione: sempre i soliti noti che ritroviamo in tutti i consigli di amministrazione della maggiori industrie e banche del paese.

Controllo informazione

E la stessa situazione vale anche per la maggioranza degli altri paesi del mondo.

Ognuno dei giornalisti che lavora presso questi media non ha una vera indipendeza, come tutti ha uno stipendio, ha un capo, ed infine ha un mutuo (o equivalente).

Lo scopo di questo coro sincronizzato è di confondere le persone, infatti si è diventati tutti Charlie, anche se questo giornale aveva pubblicato delle vignette orribili.

Questo è il pensiero comune che dobbiamo avere, il politically correct a comando, quello che dicono i giornali e la televisione deve prendere il sopravvento sul buon senso.

Questa volta la libertà di informazione deve essere difesa ad ogni costo, e pubblicizzata, in modo che i ‘grandi’ della Terra possano sfilare in corteo, come su una passerella di moda, nel centro di Parigi con 2 milioni di persone: e tutti gli occhi del mondo che li osservano e li approvano.

Ma pochi giorni dopo nella stessa Francia viene arrestato un comico per ‘apologia del terrorismo’,: ha detto cose pratiamente equivalenti a quello che pubblicava Charlie Hebdo.

Articolo

Vi invitiamo a leggere l’articolo e le dichiarazioni del primo ministro francese, una contraddizione dentro l’altra.

Per questo vogliamo ringraziare Papa Francesco, perchè con le sue semplici parole ha riportato il centro della discussione il buon senso e non le opinioni di chi controlla i media.

La libertà di espressione è sacra e santa, e va difesa, non maniplolata, sempre.

Quindi noi diciamo con forza JE SOUIS AHMED: il poliziotto mussulmano che è morto per cercare di fermare quegli stupidi, manipolati a loro volta, che stavano uccidendo chi ha pubblicato delle vignette di merda.

ahmed

Chiedo scusa alla Madonna, pubblicato l’11 Dicembre 2014

Sto attraversando un periodo veramente difficile della mia vita, non faccio l’elenco delle disgrazie che mi sono capitate quest’anno perché non è il tema di questo post, ma si tratta di cose molto serie.
L’altro giorno in un momento di profondo sconforto ho insultato pesantemente la Madonna, perché la sentivo lontana da me, le avevo chiesto una grazia, da mesi, ma non me l’aveva concessa.
Mi ero egoisticamente chiuso in me stesso e sulle miei disgrazie, ma poi mi sono fatto una domanda, ma Lei ha mai sofferto come me?
Ed ho realizzato che Lei aveva accettato un peso immenso, infatti ha partorito il figlio di Dio, rischiando di essere condannata alla lapidazione, ha perso il marito ancora giovane, ha dovuto assistere il proprio figlio sulla Croce, e chissà quali altri dolori ed umiliazioni ha dovuto subire che non sono arrivate fino a noi.
Ma nonostante tutto non ha perso la fede ed ha partecipato attivamente alla vita dei primi cristiani aiutando chi aveva bisogno a rischio della propria vita.
Grazie Maria, grazie Dio, per avermelo ricordato, chiedo scusa per detto quelle parole infami, lo scrivo con le lacrime agli occhi.
Dopodiché, ieri, si è affacciata una seria possibilità che questa grazia sia concessa.
Ma questo non deve influire sulle mia richiesta di scuse.
Scusa Maria, spero di non offenderti mai più.

Ricordo di nonna, pubblicato il 23 Settembre 2014

Ho scritto questo discorso ma l’emozione mi ha impedito di leggerlo …

Grazie a tutti per essere presenti e vicino a noi.
Grazie a tutti coloro che l’ anno aiutata ed assistita nelle ultime fasi della tua vita terrena: la Piccola Casa, con tutti i religiosi ed il personale medico, infermieristico,
os, ospiti, amici e volontari.
il giorno che fin da bambino ho sempre temuto è infine giunto.
93 anni sembrano tanti, ma quando ci lascia una persona cara anche 93 sembrano pochi, non è mai il momento giusto, per noi, ma quando tutti questi anni iniziano a pesare troppo,è giusto che chi li porta possa trovare la pace e riabbracciare chi è partito prima di lei.
93 anni sono comunque tanti da raccontare, ed inoltre in questo caso gli episodi significativi sono innumerevoli, ma per meglio spiegare a chi non conosceva l’amore e la simpatia che sgorgavano senza sosta dal cuore di nonna, vorrei citare un aneddoto proprio relativo ai momenti che stiamo vivendo ora.
Normalmente quando si parla della propria dipartita ognuno di noi dice ai suoi cari: spero di non farvi soffrire troppo, non piangete al mio funerale ecc.
Nonna invece ci diceva: ma come?!? Io spero che piangiate tutti, e con dei lacrimoni perché anche così si capisce che ci siamo voluti bene! Aveva sempre la battuta pronta, ma mai volgare e offensiva.
E quanti consigli, dati con il cuore, che ci hanno aiutato e ci aiuteranno a prendere decisioni importanti!
Poi, con i bimbi, era speciale, riusciva a conquistarseli tutti con cose semplicissime che lei riusciva a far diventare speciali con la purezza del suo amore verso di loro.
Sembra che quando le persone ci lasciano esse diventino improvvisamente più buone e brave, simpatiche, ecc. Ma in questo caso sappiamo tutti che non è così: tutti coloro che ho incontrato negli anni passati mi hanno sempre confermato l’eccezionalità della nonna e la sua naturale carica vitale.
Abbiamo perso una grande amica, ma sono tantissime le cose per cui dobbiamo ringraziare Dio per averci donato una donna così speciale, e per avercela lasciata così a lungo.
Mi scuso con tutti per la presunzione, ma io ho avuto il privilegio di avere un rapporto speciale con lei.
E quindi ho avuto la rara fortuna di poter capire, di poter provare, l’amore di Dio Padre, l’amore infinito.
Attraverso di lei ho ricevuto l’amore arriva diretto da Dio, senza compromessi, senza giudicarti, l’amore di chi ti ama per quello che sei, e basta!
Grazie a tutti per il vostro affetto, ora possiamo piangerla come giustamente merita.
Non vedo l’ora di riabbracciarti nonna!
Porta i nostri baci ed abbracci a nonna, nonno ed un bacione speciale a papà: sono sicuro che sarà contento di riceverlo dalla ‘suocera’.
Un bacione

Nonna, pubblicato il 9 Settembre 2014

Non tutti nella vita hanno la fortuna di provare la sensazione di ricevere l’amore puro, quello che arriva diretto da Dio, senza filtri senza compromessi.
Las stupenda persona che qualche giorno fa ci ha lasciati mi faceva questo dono tutte le volte che la incontravo, non aveva timore nel dire a tutti che ero il Suo preferito, non esitava a combattere (giocando) con la mia famiglia per aggiudicarsi il mio amore.
Mi ha sempre donato il suo amore senza giudicarmi, semplicemente in modo spontaneo, naturale e sorprendente, come quando si era presi da questa vita moderna e non si riusciva ad andarla trovare a casa sua e Lei, pur piena di acciacchi prendeva un bus e si faceva tutta la città per poter vederci.
Come quando ero bambino e mi regalava tutta la sua estate.
Senza essere un profeta sei riuscita a farmi capire in cosa consiste l’amore di Dio, l’amore infinito.
Arrivederci nonna Maria.

Il mondo al contrario, pubblicato il 22 Agosto 2014, completo di commenti

In questo momento particolare della mia vita ho la fortuna di passare del tempo presso il SERMIG per donare un po’ del mio tempo in volontariato.
Oltre alla soddisfazione che si prova nel fare del lavoro per gli altri e vederne direttamente i risultati, ho anche la possibilità di incontrare varie persone e di confrontarmi con loro e con le loro esperienze.
Stamane in particolare mi ha colpito una frase di Ernesto Oliviero, il fondatore, che invitava tutti ad impegnarsi perché non è possibile accettare di vivere in un mondo in cui si rapiscono delle volontarie che vanno in altri paesi a portare un aiuto di pace, si riferiva alle volontarie italiane rapite in Siria, dobbiamo fare la nostra parte per cambiare questo mondo.
Pur essendo daccordo con lui sulla necessità di fare tutti noi la nostra parte questa affermazione mi ha riaperto una vecchia ferita in quanto mi ha fatto pensare a quanto duro sia questo nostro mondo in cui vince sempre chi è più devoto al Dio denaro: possibile che gli aiuti che servono lì debbano portare delle ragazze e non chi ci governa?
Possibile che gruppi come il SERMIG debbano andare avanti attraverso il.contributo volontario e non attraverso i soldi dello stato? Si finanziano feste di quartiere e di paese (per non pensare alla corruzione) e non si finanzia chi accoglie nella sua casa tutti coloro che a quelle feste non ci può andare?!?
La priorità dovrebbe essere il fare in modo che tutti abbiano qualcosa da festeggiare non la festa in sé stessa.
Non voglio essere frainteso, non sono contro le feste di quartiere, tutt’altro, ho partecipato all’organizzazione di vari eventi, ma mi sembra un buon esempio per spiegare come sia dia sempre la priorità all’economia (le feste servono appunto a far girare i soldi) e quindi alle richieste del dio denaro, piuttosto che educare tutti ai veri valori della.solidarietà.
La mia tristezza si acuisce perché questo meccanismo è implicito nel modo di vivere dell’uomo, da sempre, e seppure ci siamo state e ci sono e ci saranno profeti, Santi, persone comuni ed addirittura il Figlio di Dio che hanno dato la vita per mostrarci che questo modo di vivere non sia corretto, noi continuiamo imperterriti a vivere così, correndo per cercare di accumulare beni e calpestando chi va più piano o chi è rimasto indietro.
E lo facciamo con una tale lucidità e sistematicità che non posso che pensare che sia una cosa predestinata, implicitamente voluta da Dio nel suo progetto: prepararci alla vita eterna.
Come già scritto, lo so.che il modo migliore per imparare è partire dai propri sbagli, ma possibile che l’onnipotenza di Dio non sia in grado di farci vivere, imparando, in un mondo un po’ meno pieno di dolore?
In questo mondo viviamo proprio al contrario, sicuramente servirà, ma é dura farsene una ragione.
CIAO

Commento di ilpensierodioggi
27.08.14 @ 10:48:55
Ciao!
Era il 19 agosto 2010 e facendo conoscenza con alcuni ragazzi del SERMIG (durante la festa all’Oratorio di Capriate) avevo scritto questa pagina:

http://ilpensierodioggi.blogs.it/2010/08/20/per-colorare-il-mondo-bastano-5-pennarelli-9210935/

Buon viaggio Padre Piero, pubblicato il 10 Agosto 2014

Il mio amico, colui che mi ha ispirato tante riflessioni con i suoi sermoni ed i suoi libri ha finito di soffrire e si è liberato di quel corpo terreno che non funzionava più bene e che gli provocava tanto dolore.
Il buco lasciato è grandissimo nel mio cuore, ma ti cercherò dove hai deciso di lasciare i tuoi pensieri, nei bellissimi libri che mi hai regalato in questi anni.
Grazie davvero per i pensieri profondi ed ispiratori, e per le risposte che sono arrivate prima ancora delle domande.
Sono sicuro che in questo momento stai facendo il ‘check-in’ in paradiso dove ti aspettano tante persone care.
Grazie per quanto hai fatto per la mia famiglia.
Un grandissimo abbraccio e buon viaggio!

Ricordo di Padre Piero

Lettera ai giovani, pubblicato il 2 Maggio 2014

Grazie ad un’esperienza particolare proposta dalla scuola di mia figlia ho avuto la possibilità di scriverle una lettera assieme a mia moglie, come ogni genitore della scuola.
Queste lettere sono poi state lette in pubblico dagli insegnanti a tutti gli studenti riuniti.
Visto l’argomento e la sua diffusione pubblica si adatta perfettamente allo stile di questo blog, quindi la pubblico come lettera a tutti i giovani.

Avete appena affrontato il tema dell’amore che viene da Dio, quindi cogliamo l’occasione per dirti esplicitamente quello che tu significhi per noi, partendo dalla nostra fede Cristiana.
Infatti, anche se la società moderna non ce lo permette, ci piacerebbe che tu potessi provare nella vita la vera gioia, non quella effimera e temporanea che viene dal consumismo e dai falsi miti propinati da coloro che hanno interessi, ma invece quella vera, pura, e che essendo naturale viene da Dio.
Questa è la gioia che abbiamo provato noi nel momento che ti abbiamo, per così dire, conosciuto, e durante tutti i momenti che sono seguiti.
Tu, purtroppo, ma è una cosa naturale, non hai ricordi di quei bellissimi momenti iniziali della tua vita, e come talvolta ci avrai sentiti dire, quelli sono momenti che sono più dei genitori che dei figli.
Non credo che nessuno sia in grado di spiegare a parole cosa significa la gioia pura che deriva dal sapere di avere un figlio in arrivo, dell’accudirti, del curarti, del condividere con te i tuoi primi successi, come l’imparare a mangiare, camminare e parlare.
E nel contempo di sapere di avere una piccola (anche se cresciuta ormai) persona che dipende totalmente da te, e che volente o nolente assorbe da te pregi e difetti, successi ed insuccessi, e sfortunatamente subisce anche i tuoi errori.
Queste cose sono inspiegabili a parole, infatti il chiaro riferimento che vogliamo fare verso la religione è proprio questo.
Dio ci ha creato come suoi figli, ma per evitare che fossimo solo dei burattini, si pensanti ma pur sempre dipendenti in tutto da lui, ha creato per noi questo mondo in cui Lui non è a noi visibile ma in cui ci segue, soffre e gioisce con noi, ma salvo casi eccezionali (miracoli) sembra che Lui non si manifesti apertamente.
Dio ci lascia liberi di esprimerci a tal punto che a volte ci sembra che Lui non ci sia, ma dobbiamo sapere che Lui è sempre con noi, anche nella sofferenza quando piangiamo da soli al buio, Lui è li con noi e soffre più di noi nel non poter fare nulla per poter lenire la nostra disperazione.
Proprio per questo motivo noi crediamo che ci abbia donato la possibilità di avere dei figli, infatti come dicevamo prima la vita ci permette di capire cosa vuol dire vivere in assenza di Dio, ma i figli ci permettono di capire cosa prova Dio stesso verso di noi. Amore puro, la stessa materia di cui è fatto Dio.
Tu sei la gioia più pura che noi possiamo provare, e nel contempo puoi condannarci alla disperazione più profonda ed oscura.
Come se il cordone ombelicale non fosse mai stato reciso, se tu sorridi noi siamo felici, ma se tu sei triste anche noi lo siamo. Tu sei la nostra forza perché la tua vita è il nostro motivo di vita.
Per nostra fortuna finora ci hai donato più gioia che dolore, perché sei una bellissima giovane donna, molto intelligente, con la mente aperta e desiderosa di apprendere, questo ci rende molto orgogliosi di te, e nel contempo ci spaventa anche molto perché conosciamo bene quali sono le trappole che ti aspettano.
Sappiamo bene di come sia facile farsi ingannare da falsi amici, o più semplicemente da amici veri che però per inesperienza ti trascinano in avventure pericolose.
Inoltre tutti voi vivete un’età difficile, fatta di cambiamenti sia fisici che mentali repentini, un giorno vi sembra di poter fare tutto ma alla prima difficoltà precipitate nella crisi più profonda.
Ci piace molto la tua determinazione, e anche se magari non condividiamo il tuo pensiero ci piace tantissimo come combatti per quello in cui credi. Non ti fare scoraggiare da persone che sono solo gelose di te!
Non essere impaziente di provare tutte le cose subito, fidati di chi ti vuole bene, il vero piacere nel fare le cose è farle nel modo giusto e nei tempi giusti.
E con le tue capacità non c’è cosa che tu non possa fare!
Noi crediamo in te e ti appoggeremo sempre, magari borbottando, in qualunque cosa tu decida di fare, l’importante è che tu l’abbia deciso con coscienza e non solo con impeto.
Sappi che le cose che ricordiamo con maggior piacere sono le tue gioie, per noi un momento anche intimo e bellissimo non è completo se non ci siete voi, i nostri figli.

A proposito dei Papi Santi, pubblicato il 2 Maggio 2014

La Chiesa nella sua tradizione millenaria ha dovuto darsi regole che talvolta risultano incomprensibili, una di queste riguarda la Beatificazione.
Infatti per me queste due persone erano già Sante in vita, ma comunque la mia esperienza non è millenaria, ma condivido quanto scritto nell’articolo riportato di seguito.

Critica alla beatificazione
di Massimo Marnetto

Da credente, sono indifferente alla beatificazione.
La vedo come una inutile certificazione di qualità di cui le persone buone non hanno alcun bisogno.
Chi ha passato la vita al servizio dei poveri è il primo ad averlo fatto non per essere premiato. Ma perché vedeva negli ultimi l’immagine di Cristo. O forse semplicemente perché era giusto dare una mano a chi aveva bisogno. come fanno tanti non credenti.
Nel Vangelo, c’è il bellissimo passo in cui Dio dà atto ai giusti di averlo sfamato quando aveva fame e aiutato in altre necessità. Ma i giusti non capiscono, non si ricordano, perché per loro è stato i gesto naturale, umanitario, direi politico.
Non un’ “opera buona”. calcolata per sentirsi più vicini al divino, ma un’esigenza dettata dalla parentela umana.
C’è poi la procedura per la canonizzazione che è perfino imbarazzante, con la previsione del miracolo da allegare alla richiesta. Un supplemento di prova, che toglie valore al vero miracolo di una vita dedicata agli altri.
Per non parlare dei santi indegni, canonizzati dopo aver procurato sofferenze e morti nella inquisizione.
Domenica ci sarà la grande kermesse della doppia beatificazione. Due grandi e amati papi saranno fatti santi. Rispetto chi si entusiasma, ma per me non cambierà nulla nella mia considerazione dei loro pregi e difetti, né diventeranno più potenti per intercedere nella richiesta di miracoli personali, visto che non ne chiedo, perché non intendo tentare Dio nel favoritismo.
Per me il vero miracolo è non dimenticarsi di chi è nel bisogno.
E battersi ogni giorno contro l’ingiustizia che l’opprime.
Perché la provvidenza siamo noi.

Commento di benak2002
02.05.14 @ 18:21:50
Infatti!. E fa piacere sentire Massimo Itrovigne esprimere questo parere.